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17 GIUGNO: 

GIORNATA MONDIALE DELLA LOTTA CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

SEKEM: la visione dello sviluppo sostenibile è diventata una realtà vivente nel deserto egiziano.

La visione di un uomo ispirato da oltre 40 anni rende vivo il deserto del Cairo: grazie all’agricoltura biodinamica, la cura del suolo e dell’ambiente, qui ha preso vita una comunità di oltre 2000 persone.
Oltre alla rigogliosa produzione agricola, sono state create strutture mediche, scuole e università, un ospedale, strutture di ricerca, l’industria tessile per la lavorazione del cotone biologico.

Guardando Sekem nel suo insieme emerge chiaramente una immagine, un suono del futuro che dal deserto d’Egitto si effonde nel mondo.

SEKEM. L’AGRICOLTURA BIODINAMICA NEL DESERTO EGIZIANO

In egiziano antico Sekem significa «vitalità del sole». Il padre e il nonno di Ibrahim Abouleish, il fondatore di Sekem, erano importanti commercianti, importatori e distributori di concimi chimici in tutto l’Egitto ma Ibrahim iniziò la sua vita lavorativa come ricercatore scientifico nel settore farmaceutico e medico in Austria. Solo successivamente conosce l’antroposofia e approfondisce l’agricoltura biodinamica accompagnando Georg Merckens in un tour di consulenza in Italia. 

Un viaggio nel suo paese d’origine gli fece prendere consapevolezza della situazione drammatica dell’Egitto e degli egiziani: assenza d’istruzione, un paese distrutto da tre guerre, un’agricoltura devastata dall’abuso di concimi chimici che andavano esaurendo la fertilità dei suoli; constatò anche l’insufficienza dell’irrigazione dopo la costruzione della diga di Assuan. Così, colpito profondamente da questa situazione, due anni dopo egli prese la decisione di ritornare con la sua famiglia in Egitto dove volle costruire un’oasi verdeggiante coltivata in pieno deserto che costituisse un esempio al rinnovamento del paese. Dopo l’acquisto di settanta ettari di deserto del demanio, il primo passo fu la costruzione di due pozzi per l’acqua. La zona scelta da Abuleish era particolarmente desertica e gli ingegneri che lo accompagnavano nel sopralluogo gliela sconsigliarono fermamente.

Caparbiamente egli la scelse però per dimostrare che se fosse riuscito a insediare la vita in quell’angolo inospitale di territorio sarebbe stato poi possibile realizzarlo in ogni terreno del suo paese. Dovette, con grandi difficoltà, far capire la complessità di questo progetto azzardato di rivitalizzazione dei suoli ai beduini locali ma anche ai responsabili istituzionali. Ebbe difficoltà ancora più grandi nella gestione dei rapporti con le banche, gli operai edili e i permessi per questioni di vario tipo come l’allestimento di cumuli di compostaggio. Ma nonostante tutto, la visione iniziale, negli anni è andata realizzandosi e ciò grazie anche al contributo di numerosi scienziati e uomini di cultura provenienti da ogni parte che a Sekem hanno dato il loro contributo.

Oggi Sekem costituisce un esempio forse unico al mondo di unità tra economia, cultura e vita sociale, fondato sul concetto di evoluzione olistica. In questa florida oasi e sotto la direzione della “Comunità di Sekem” le duemila persone residenti lavorano nell’ambito di sei imprese economiche che comprendono orticoltura, produzione di cotone, agricoltura con la produzione di tanti prodotti locali quali il riso, frutta e miele, la trasformazione dei prodotti alimentari, l’industria tessile del cotone e l’allevamento di bufali. Con le tecniche biodinamiche vengono anche coltivate diverse erbe officinali che sono poi trasformate, quest’industria erboristica è la più importante di tutto l’Egitto. 

L’aspetto sociale riveste grande importanza all’interno dell’organizzazione; infatti i profitti delle imprese sono in parte accantonati in un fondo pensione e altri investiti nei settori della formazione professionale, nell’educazione e nella cultura.

Vengono anche organizzate scuole, corsi di formazione e tirocini aziendali nelle diverse professioni e istituzioni socio-culturali per i collaboratori.

Il principio dominante a Sekem nell’assunzione degli educatori è stato espresso chiaramente proprio da Abuleish: «Ho sempre considerato le doti intellettuali dei nuovi insegnanti meno importanti delle qualità del loro carattere, perché sono queste ultime a influenzare i bambini aiutandoli a diventare uomini».

Il fondamento dell’associazionismo presente a Sekem è quello della reciproca fiducia, ossia, come afferma Abuleish, è «un’economia basata sull’amore e la fratellanza».

L’istituzione-modello Sekem si è infatti conquistata rispetto e ammirazione a livello internazionale. Dopo la scomparsa di Ibrahim Abuleish tutte le attività proseguono grazie al figlio Helmy con la sua famiglia e numerosi collaboratori. Questa incredibile avventura umana, imprenditoriale e ambientale, ha trasformato più di 20.000 ettari di deserto coltivati con 85 aziende, 10.000 lavoratori musulmani ma non mancano cristiani ed ebrei, 2.000 dipendenti impegnati a Sekem nella trasformazione dei prodotti (800 donne). Le scuole della comunità accolgono ogni giorno 600 studenti. Ma ciò che è più importante è che sia stato convinto l’intero Egitto che l’uso dei pesticidi nella coltivazione del cotone è dispendioso, dannoso sia per il raccolto che per l’ambiente: la lotta biologica dei parassiti ha portato a un aumento del 30% della resa del cotone grezzo. Questo esempio ha consentito la conversione di centinaia di migliaia di ettari che in Egitto sono stati sottratti al deserto e si è instaurata la fiducia che è solo nella natura che risiede il futuro. 

Riferimenti:

-SEKEM Un’iniziativa biodinamica cambia il volto del deserto egiziano. Editrice Antroposofica Milano

https://www.sekem.com 

Youtube: SEKEM – THE MIRACLE IN THE DESERT: AN EXEMPLARY HOME FOR HUMANITY IN EGYPT

GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE 5 GIUGNO 2021

A proposito dell’importanza dell’ambiente per l’uomo Friedrich Law Olmsted, l’architetto paesaggista che creò il Central Park di New York ebbe a dire : “ Se consideriamo l’intimo rapporto della mente con il sistema nervoso, capiamo subito come sia possibile che uno splendido scenario naturale tenga occupata la mente senza affaticarla e tuttavia la tenga in esercizio, la tranquillizzi e tuttavia la ravvivi; e così attraverso l’influsso della mente sul corpo produca l’effetto di un riposo rigenerante e di un ringiovanimento dell’intero sistema”. Proteggiamo i suoni naturali: il canto degli uccelli, il fruscio del vento, le acque gorgoglianti, il crepitio del fuoco….

ATTUARE UNA TERAPIA NEL PAESAGGIO SIGNIFICA RISTABILIRE L’EQUILIBRIO NELL’AMBIENTE

Liane Collot D’Erbois – “Swiss Landscape”, Watecolour, 1940

Da “Effetto serra, effetto guerra. Clima, conflitti, migrazioni” di Mastrojeni e Pasini ed. Chiarelettere”

Crisi climatica : entro il 2050 è previsto l’esodo di 250 milioni di persone; occorre capire cosa sta succedendo non per aver paura e rassegnarci ma per gestire cooperativamente i territori. Solo così i rischi possono trasformarsi nell’occasione per un’operazione di pace, integrazione, giustizia di enorme portata. Sono sempre avvenuti cambiamenti climatici, ma erano compatibili con la variabilità naturale; ora il riscaldamento é globale (al 98  % dovuto alla CO2) mentre in precedenza le crisi climatiche interessavano zone limitate e non avvenivano contemporaneamente. Per uscirne sono necessari interventi complessi, che coinvolgono diversi aspetti; ad esempio il recupero di terreni degradati permette l’assorbimento di CO2, ma ha anche un valore economico.

Liane Collot D’Erbois – “Coast of Cornwall with King Arthur’s Castle”, Watercolour, 1950

Nel 2009 la rivista Nature pubblica un dato : su nove cicli di equilibrio ecosistemico, l’umanità ha già passato 4 limiti:

– il livello di gas serra

– il livello di fosforo e azoto

– il livello di deforestazione

– il livello della perdita di biodiversità

A proposito della perdita di biodiversità oggi l’estinzione prosegue a un ritmo di 100 volte superiore ai ritmi normali. Preoccupa non solo la grande quantità di varietà perdute ma anche lo sviluppo di effetti a catena fuori controllo. L’estinzione di massa provoca il welfare loss, cioè la perdita di reddito per le popolazioni povere: c’è un rapporto fra perdita di terreni coltivabili, disboscamenti, caccia e commercio di specie rare. Così la perdita di biodiversità assume una valenza socio economica drammatica che innesca processi di migrazione e conflitti. Altri esempi di processi complessi che si innestano possono essere osservati nel mare ( alte concentrazioni di Co2 provocano acidificazione che si riflette sul processo di biocalcificazione fino a bloccare la formazione del guscio delle creature marine) e sulla terra (sterilizzazione del suolo, desertificazione, salinizzazione, erosione).

Il ruolo delle piante è fondamentale, senza di esse si stravolge tutto il regime della terra.

Oggi la comunità imprenditoriale é dell’idea che la transizione ad un’economia verde rappresenti un’opportunità di espansione e un’ancora di salvezza.

Per quanto riguarda la mitigazione dei danni climatici, le attività economiche eco-compatibili generano più occupazione o occupazione migliore rispetto a quelle nocive o indifferenti al contesto ambientale; vi è necessità di un rapporto concreto e puntuale con il territorio, la comunità, il vivente , da costruire spazio per spazio.

L’economia di scala, in armonia con l’ambiente, può migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Per esempio si possono costruire abitazioni modulari verdi su larga scala, piccoli fabbricati con il giusto orientamento rispetto ai venti e al sole; all’inizio costeranno di più ma faranno risparmiare nei consumi di ogni tipo. 

 Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Premere sulla politica governativa per ambiente e clima, per la produzione di energia a livello locale, per diffondere consumi sostenibili (riciclo, risparmio energetico, dieta più sobria).

Come possiamo tramutare ‘effetto serra in effetto pace? Per  aiutare l’Africa dobbiamo dare sostegno alla produttività agricola e sovvenzionare la scolarizzazione. Risparmieremo molte tragedie umane, avremo un futuro più sicuro, cibo sano, pace e la ricchezza ineguagliabile di diversità condivise, al posto dello scontro di civiltà. Occorre salvaguardare la salute della natura, l’acqua come bene comune, i diritti delle donne, occorre lavorare per il recupero delle terre degradate Ricordiamo che i terreni risanati  non sono più dilavati da vento e piogge intasando i letti dei fiumi: le alluvioni sono sintomi evidenti dell’instabilità globale.

Per recuperare i terreni si deve lavorare in queste direzioni:

– tutela della biodiversità

– consolidamento dell’equilibrio idrogeologico

– copertura vegetale per mitigare il calore

– consolidamento comunitario

– creazione di surplus agricolo da trasformare

– empowerment locale, familiare, femminile

– ancoraggio alla comunità di origine

– lotta al landgrabbing, riappropriazione delle terre espropriate

– diffusione di stili di vita improntati alla dignità umana

– favorire la trasmissione fra generazioni e l’ammodernamento delle tradizioni

– diffondere le risorse finanziarie per le medicine necessarie e per le zanzariere

Liane Collot D’Erbois – Coast of Cornwall with King Arthur’s Castle”, Pastel Chalk on Watercolour, 1930

Come sviluppare la dimensione spirituale dell’essere umano?

Attraverso la vita sociale, l’incontro con il mondo naturale, l’apertura a una intelligenza spirituale unificatrice. Bisogna sviluppare un sistema economico che incarni i nostri più alti ideali come esseri umani; un sistema che possa formare una comunità che promuova la salute dell’ambiente, che crei bellezza, che garantisca la sostenibilità e incoraggi la reciprocità.

Liane Collot D’Erbois – “Swiss Landscape”, Watecolour, 1940

Il 30 maggio la chiesa celebra Santa Dinfna, una principessa irlandese che divenne martire nel settimo secolo a Gheel, in Belgio. In suo onore venne eretta una chiesa in cui le persone con problemi neurologici provenienti da tutta Europa partecipavano a riti religiosi per la loro guarigione. Erano così tanti i fedeli di santa Dinfna che l’intero paese si dedicò ad ospitarli e accudirli. L’accoglienza di persone “neurodiverse”, che altrove erano segregate o emarginate, divenne il tratto fondamentale della convivenza sociale in quel paese; gli ospiti vivevano in famiglia, contribuivano al lavoro contadino, partecipavano alla vita religiosa e alla costruzione di una cattedrale. Molte furono le guarigioni, e perfino gli scienziati positivisti francesi che ai primi dell’800 visitarono Gheel testimoniarono che quel modello di cure generava una reale inclusione sociale Questa tradizione non è mai cessata ed è presente ancora oggi: unico esempio di socioterapia che si tramanda da secoli.

Le Piantine della settimana

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